Apiturismo: il Piemonte guida il trend

In Italia ci sono circa 2milioni  di alveari e per questo motivo è diventato il Paese simbolo dell‘apiturismo. Un nuovo trend di vacanze a base di apicultura ed ecosistemi rurali. Non è un caso se oggi ben sette persone su dieci decidono di trascorrere le ferie immersi nel verde e circondati dal ronzio delle api. 

Il Piemonte investe nel turismo rigenerativo

Se l’Unione Europea rappresenta il secondo produttore mondiale, contribuendo per circa un quinto al totale, l’Italia si distingue per l’elevata qualità e biodiversità con oltre 60 varietà di miele e una produzione in costante crescita. Fra le regioni spiccano il Piemonte con oltre 3.000 tonnellate prodotte all’anno e la Calabria con poco più di 2.000 tonnellate; davanti a loro si presenta quindi un’importante sfida da vincere: investire nel turismo rigenerativo. 

E i fondi non mancano: dall’Europa sono stanziati più di cinque milioni di euro mentre dal governo 12 milioni. 

Api e benessere: cosa dice uno studio

Dall’altra parte della medaglia, la Commissione Ue richiama stime fino a circa 15 miliardi di euro/anno attribuibili agli impollinatori. In questo contesto si inserisce lo studio “Beekeeping and Tourism: A Dual-Conditions Framework for Regenerative Tourism” condotto da Alessandra Vitale e Marco Valeri (Università Niccolò Cusano) e Shekhar Asthana (Jindal Global University). 

Insieme hanno dimostrato come l’incontro tra api e turismo possa generare benefici concreti per ambiente, comunità locali e viaggiatori. L’apiturismo si configura quindi come un segmento capace di integrare agricoltura, tutela ambientale ed economia esperienziale. 

Le attività che si possono fare

Le attività possono includere:

  • visite agli apiari, 
  • laboratori didattici, 
  • degustazioni guidate, 
  • percorsi sensoriali, 
  • esperienze immersive nella natura
  • iniziative di educazione ambientale. 

“La rigenerazione però – spiega Marco Valeri – si vede quando l’apiturismo non si limita a ‘mostrare le api’, ma usa l’esperienza turistica per finanziare e rendere continuativi interventi concreti: ripristino di fioriture e piante mellifere (meglio se native), corridoi ecologici, gestione del verde più attenta, riduzione di input chimici. Qui contano anche risultati tangibili: per esempio, in Italia il progetto LIFE BEEadapt comunica output misurabili come oltre 70 bee-hotel installati e più di 6.000 piante messe a dimora in aree pilota”.

Sul paper si analizzano le potenzialità del turismo rigenerativo come leva strategica per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, focalizzandosi su un settore esperienziale in forte espansione. “Per capire se questa integrazione produce davvero benessere sociale – sottolinea Alessandra Vitale – si possono usare cornici già esistenti (come ETIS o i criteri forniti da GSTC) e tradurle in indicatori semplici: quanta spesa resta localmente (filiera corta e fornitori locali), quante micro-imprese entrano nel circuito, quanti posti di lavoro si attivano, quante scuole e associazioni partecipano e come cambia nel tempo la percezione dei residenti (orgoglio, accettabilità, eventuali conflitti)”.

Un’esperienza rigenerativa

Il framework elaborato dai ricercatori compie anche un ulteriore passo in avanti, definendo criteri chiari e misurabili per stabilire quando un’esperienza turistica possa essere considerata realmente rigenerativa. 

Secondo lo studio, infatti, l’apiturismo può qualificarsi come forma di turismo rigenerativo solo se si verificano simultaneamente tre condizioni fondamentali:

  • la rigenerazione degli ecosistemi 
  • la connessione profonda con la natura, 
  • la presenza di visitatori consapevoli con motivazioni coerenti con il conscious travel 
  • lo sviluppo locale delle destinazioni turistiche. 

Il progetto dimostra che queste condizioni non sono alternative ma cumulative. Se anche solo una viene meno, l’aspetto rigenerativo perde efficacia e l’esperienza rischia di ridursi a semplice consumo turistico tematico. 

Questo approccio sistemico rappresenta un contributo significativo alla governance delle destinazioni, offrendo a policy maker, operatori turistici e imprenditori agricoli uno strumento strategico per progettare offerte coerenti con i principi della rigenerazione.

Infine il paper offre indicazioni concrete per la pianificazione strategica delle destinazioni. In un contesto in cui la competitività turistica è sempre più legata alla sostenibilità, il turismo rigenerativo rappresenta un paradigma evolutivo capace di integrare performance economica, tutela ambientale e benessere sociale. 

Un modello in cui la relazione tra uomo e natura diventa motore di competitività, resilienza e valore condiviso. 

Apiturismo: alcune esperienze in Piemonte

L’apiturismo è una forma di turismo sostenibile sempre più diffusa in Italia: un’esperienza immersiva che permette di scoprire il mondo delle api, del miele e dell’apicoltura direttamente nei luoghi dove nasce tutto.

Il Piemonte è una delle regioni più attive nell’apiturismo. Nelle Langhe, nel Monferrato e nelle zone alpine molte aziende apistiche organizzano visite guidate agli alveari con tute protettive, degustazioni di mieli monoflora, laboratori di cera e propoli, passeggiate tra fioriture e piante mellifere. 

È un’esperienza molto apprezzata anche da famiglie e scuole.

Apicoltura Bechis

A Castelnuovo Don Bosco in provincia di Asti.

Una delle aziende apistiche più conosciute del Piemonte. Qui è possibile, visitare gli apiari, partecipare a degustazioni guidate di mieli, scoprire il processo di produzione dal favo al barattolo, partecipare a attività didattiche sul mondo delle api.

La zona è molto bella perché si trova tra Monferrato e colline astigiane, perfetta anche per una gita nella natura.

Apicoltura Alpi Mel

Si trova a Vernante, in provincia di Cuneo.

Un’azienda apistica di montagna molto apprezzata. Esperienze possibili visite guidate all’apiario alpino, scoperta dei mieli di montagna (rododendro, castagno, millefiori), degustazioni e spiegazioni sull’apicoltura.

È perfetta se vuoi un’esperienza immersa nelle Alpi Marittime.

Azienda Agricola PonteBallerine

Si trova a San Damiano D’Asti.

Una piccola azienda agricola che organizza visite didattiche agli alveari, laboratori su miele e cera, degustazioni di prodotti dell’alveare.

Molto adatta anche per famiglie e gruppi.

Apiturismo in Piemonte: dove dormire tra gli alveari

Be (e) Immerso a Sauze di Cesana (To) è una delle esperienze più particolari di apiturismo in Piemonte. Qui puoi entrare in una casetta di legno collegata agli alveari, dove il ronzio delle api e i profumi del miele creano un’esperienza multisensoriale di relax.

Cosa puoi fare: 

  • dormire o rilassarti nella “bee cabin”
  • vivere un’esperienza di apiterapia
  • osservare gli alveari e la vita delle api
  • goderti la natura della valle alpina.

È una delle prime strutture di questo tipo in Piemonte e nasce per unire turismo esperienziale e apicoltura.

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